Museo Campano di Capua

Pinacoteca

II gruppo delle opere, dal XIII al XVIII secolo, si mantiene su di un notevole piano di interesse artistico.
Un rilievo di eccezionale importanza va dato all’Assunzione di Maria, affresco che decorava l’abside della Chiesa di S.Salvatore Piccolo a Capua, opera del “Maestro di S. Salvatore Piccolo” (1290-1295), ha una superficie di mq. 20. In via di decomposizione l’affresco è stato distaccato dalla sede originaria e restaurato a cura della Soprintendenza alle Gallerie di Napoli nel 1954 e quindi qui collocato. Vi si rinvengono forme benedettine di tradizione bizantina di età paleologica se non influssi della scuola di Cimabue e dei suoi collaboratori ad Assisi non senza elementi di chiara impronta protogiottesca. Agli inizi del trecento risale il “Crocifisso” in legno policromo di autore ignoto. Il manufatto presenta elementi stilistici di provenienza spagnola. Ed è un tipico esempio dell’iconografia gotica in cui il Cristo è colto con l’espressione di un dolore intenso e rattenuto ed una essenzialità di composizione che tradisce ascendenze ed elementi della cultura romanica.

L’Ecce Homo è del maestro veneto Bartolomeo Vivarini (Murano 1432-1499) Era parte centrale di un politico smembrato. Rivela la presenza sul piano stilistico di suggestioni mantegnesche e bellissime venature di gusto tardogotiche. La positura eretta del busto e le membra non contratte o distorte alludono ad una sofferenza non esibita ma introversa ad un dolore sublimato per via di accettazione consapevole e amorosa adesione al mistero salvifico di cui è vittima vincente.
Al pittore veronese Cristofaro Scacco è attribuito lo splendido “Polittico della Croce” (1500). Esso denunzia riecheggiamenti di ascendenza bramantesca dovuti al soggiorno di Scacco in Lombardia prima del suo trasferimento a Napoli. In alto ai lati sono raffigurati S.Francesco e S.Antonio di Padova, in basso i santi Gioacchino e S.Anna, genitori della Madonna in trono e ai lati S.Chiara e S.Elisabetta. In alto in estatica adorazione innanzi alla Croce Carlo VIII e il principe musulmano Zem o Zizim, nonché S.Elena, madre di Costantino che secondo la tradizione portò alla luce il legno della Croce.

Sono da segnalare: Una tavola con i Santi Mauro, Benedetto e Scolastica di ignoto napoletano del 1500; Due tele di ignoto stanzionesco (sec. XVII) con “Santa Marta” e ” Santa Lucia”; Un “Titano in lotta con Giove” di Giacinto Brandi (Roma 1623-1691); “La pesca miracolosa” di Giuseppe Marulo (sec. XVII); “Le nozze di Cana”e “La moltiplicazione dei pani e dei pesci” di Francesco Liani (sec. XVIII).La Risurrezione di Cristo e l’Annunciazione del pittore Pietro Befulco della seconda metà del Quattrocento. Due tavole con San Francesco d’Assisi e S.Bernardino realizzate intorno al 1525 e attribuite ad Antonio Solario detto lo Zingaro e Andrea Sabatini. Una sezione della pinacoteca ospita anche statue lignee policrome, tra le quali degne di menzione sono il Crocefisso  di ispirazione tardogotica del XIV sec., l’Eterno Padre di Giovanni Alemagno, il S.Cristoforo del XVI sec.

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